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FAP e FLECAINIDE

Buongiorno! Sono affetto da FAP. Attualmente assumo: bisoprololo 1,25 mg, Almarytm 100 mg x 2, Lixiana 60mg. Questa terapia mi è stata prescritta dal 3^ cardiologo che ho consultato; sto bene, non ho più avuto sintomi di FA (a meno che da sintomatica sia diventata asintomatica...), la sto seguendo da 6 mesi e fra 3 mesi dovrò fare gli esami di controllo... In precedenza, il 1^ cardiologo mi aveva prescritto metoprololo+lixiana, il 2^ aveva dimezzato il metoprololo, confermato lixiana, aggiunto lanoxin. Il problema delle due precedenti terapie era che ... non stavo bene: palpitazioni due o tre volte al dì per alcuni minuti, cambiamenti repentini del ritmo cardiaco anche diverse volte al giorno, sia verso le alte (120-130) che verso le basse (50-45-40) frequenze; una sintomatologia che quasi quotidianamente mi riservava dei disagi, ansia, malessere. Il secondo cardiologo mi proponeva addirittura un pacemaker per combattere la bradicardia...(evidenziata dall'holter nelle ore del sonno profondo: sotto i 30 bpm) e poter agire liberamente con i betabloccanti; è proprio per la paura di questo intervento (anche se di 'piccolo impatto', confrontabile, come scritto nella 'locandina' di ... incoraggiamento, ad un intervento odontoiatrico...) che mi son rivolto ad un terzo cardiologo; ho ragionato: su tre non posso ... pareggiare! Anche se ora sto bene, come detto, e non ho più alcun sintomo né di FA né di quelli avuti in precedenza, vi scrivo sperando che possiate liberarmi la mente da alcuni dubbi e sospetti. Tutti e tre i cardiologi sono di oggettiva affidabilità, definiti 'luminari' nel territorio dove operano... Penso che il 1^ cardiologo abbia cercato di ridurre al minimo possibile l'impatto farmacologico (ho 64 anni, non ho mai avuto alcunché dal punto di vista della salute) prescrivendo solo il betabloccante (ovviamente l'anticoagulante per prevenzione dell'ictus, peraltro NAO e non TAO quindi più abbordabile...); diciamo: ci è andato con prudenza; non mi son più rivolto a lui perché ha sottovalutato, non preso sul serio, non considerato i sintomi che pur gli spiegavo...; il secondo cardiologo è quello che mi ha creato più dubbi: PERCHE', dopo aver provato il LANOXIN che ha peggiorato la bradicardia, ha sostenuto che 'farmacologicamente non v'erano più grandi prove da fare' invitandomi all'alternativa del PACEMAKER? Impossibile che non conoscesse gli antiaritmici...Forse che giudicava gli antiaritmici TROPPO 'POTENTI', o ??? Il terzo cardiologo, sicuramente avvantaggiato perché ha visto l'inefficacia delle terapie precedenti, ha subito optato per la flecainide, asserendo che alla mia età occorre PRIMA DI TUTTO CERCARE DI RISOLVERE IL PROBLEMA FARMACOLOGICAMENTE; in caso di INSUCCESSO RICORRERE ALL'ABLAZIONE e, COME ULTIMA SPIAGGIA, IL PACEMAKER. Sono quindi alla domanda principale: siccome tutti e tre i cardiologi, dagli elettrocardiogrammi e dagli ecocardiogrammi, hanno giudicato il mio cuore OTTIMO (nessun problema alle valvole, solo l'atrio sx moderatamente dilatato), cosa mi devo aspettare per il futuro? Cioè: E' PENSABILE, IPOTIZZABILE ASSUMERE LA FLECAINIDE A VITA? NON ARRECA PROBLEMI? Perché questa domanda? Perchè non ho alcun problema a prendere le due pastiglie di almarytm, anzi! STO BENE! Ma l'idea che possa combinarmi qualche altro guaio o che cessi di essere efficace non mi lascia tranquillo. Tutto qui. Ancora una domanda: se da 6 mesi non avverto più sintomi di FA, è proprio necessaria la LIXIANA? Il mio medico di base mi ha risposto: NESSUN CARDIOLOGO SI PRENDERA' MAI LA RESPONSABILITA' DI TOGLIERTELA. Voi? Vi allineate? Grazie moltissime ed anticipate per la risposta che mi darete.

Risposta

Caro Signore, cercherò rispondere in modo conciso ai quesiti che pone. 1) Non intendo giudicare l'operato professionale di 3 colleghi che si sono adoperati per farla stare meglio, in quanto non solo poco etico professionalmente ma anche molto distante dalle finalità di questa rubrica che, come ho già detto altre volte, non è finalizzata a commentare le scelte mediche fatte da colleghi. 2) La fibrillazione atriale è aritmia frequente anche in cuori perfettamente normali come il suo; chiaramente è bene procedere anche con gli accertamenti che permettano di concludere per "cuore normale" per cui nella sua fascia di età qualora coesistessero fattori di rischio per malattie cardiovascolari (ipertensione? diabete? Familiarità? Fumo?Obesità? Apnee notturne?), andrebbe indagata anche la possibile presenza di coronaropatia; va esclusa anche una malattia tiroidea. Detto questo la FA è un'aritmia che tende a recidivare e nessuna strategia terapeutica (includendo l'ablazione) sinora ha potuto dimostrare con certezza di eradicare definitivamente tale tipo di comportamento. Tra l'altro la lieve dilatazione dell'atrio che mi riferisce, costituisce un presupposto a possibili recidive. Per questo motivo l'anticoagulante è terapia mandatoria se il suo rischio di embolia/ictus è superiore al suo rischio emorragico; questo rapporto rischio/beneficio è alla base della prescrizione dell'anticoagulante, si fa rapidamente con degli scores di uso internazionale, e sicuramente è stato considerato dai colleghi che le hanno prescritto Lixiana. 3) Niente è scolpito nella pietra, si può tornare indietro in qualunque cosa nella vita come nel terapia medica; nulla osta vedere come procede con il trattamento prescritto (Flecainide) e valutare in itinere quando e se sospenderlo. Anche per un trattamento medico vale lo stesso principio prima esposto per l'anticoagulante: dipende dalla valutazione beneficio/maleficio, quindi la risposta alla domanda che pone (potrò prendere sempre flecainde senza rischi?) la risposta è "potrà prendere sempre flecainide fin tanto che il rapporto benefico/maleficio del farmaco n questione farà pendere la bilancia a favore del beneficio"; e se questo varrà per tutta la vita, lo prenderà per tutta la vita. 4) La FA, che come le avranno già detto non è un'aritmia che mette a rischio la vita - specie in cuori normali ed alla sua età - è una patologia che necessità di periodiche rivalutazioni congiunte da parte dello specialista che l'ha in cura e il paziente stesso, perchè la strategia di cura scelta va condivisa. Le opzioni terapeutiche sono diverse, e la scelta di quale intraprendere dipende da fattori relativi al paziente, alla presentazione dell'aritmia, alle convinzioni mediche, al progredire delle conoscenze nel campo aritmologico e cardiologico. Il consiglio finale è di "affidarsi" e di "fidarsi" di uno specialista a cui dare l'opportunità di seguirla per un certo periodo proprio per poter modificare le strategie e modulare gli interventi secondo l'andamento dinamico che la fibrillazione ha nel singolo paziente. In sintesi il cardiologo non deve "indovinare" la terapia della FA, ma deve "curare il paziente con la FA" nel suo complesso, e questo necessita spesso di più di un incontro. Spero di essere stato comprensibile ed in qualche modo anche utile. Un cordiale saluto.