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Biennio 2004-2006
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Definizione delle Aree di interesse su Scompenso, SCA, Riabilitazione, Aritmie, Prevenzione sul territorio, Nursing, Management e Qualità, Informatica, Cardiologia Pediatrica con nomina dei rispettivi Responsabili Regionali.
Realizzazione un progetto di gestione delle SCA su tutto il territorio regionale con la messa in rete delle strutture ospedaliere e con l'ausilio del 118 (operativo da circa sei mesi).
Presentazione di un modello organizzativo per il trattamento dell'Arresto Cardiaco Intraospedaliero al di fuori degli ambienti del DEA, da implementare in tutte le strutture ospedaliere della regione.
Definizione delle modalità organizzative di corsi di aggiornamento per Medici Cardiologi, MMG e personale infermieristico e tecnico, che devono espletarsi nelle strutture ospedaliere e in sedi strategiche del territorio regionale.
Definizione di progetti di prevenzione sul territorio con la collaborazione dei cardiologi specialisti ambulatoriali.
Realizzazione ed allestimento del Sito Internet Regionale.
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Biennio 2000-2002
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DIPARTIMENTO CARDIOLOGICO REGIONALE
Sono consapevole del fatto che parte dei miei colleghi consideri un’utopia
il discutere di Dipartimento Cardiologico Regionale in un momento in cui
inizia faticosamente a muovere i primi passi il dipartimento Alta Specialità
del Cuore dell’Azienda Ospedaliera S. Carlo di Potenza, che è, peraltro, a
tutt’oggi l’unico Dipartimento Cardiologico istituzionale esistente in
regione.
Il Dipartimento Cardiologico Regionale è quindi, al momento, un obiettivo
non facilmente raggiungibile, ma anche una sfida culturale che sarebbe bello
vincere tutti insieme.
Ma perché proporre un modello di Dipartimento Regionale? Evidentemente l’
attuale realtà sanitaria regionale non soddisfa del tutto le esigenze tanto
degli attori che dell’utenza, soprattutto sul piano organizzativo.
Tale malessere riflette una situazione largamente diffusa a livello
nazionale motivata essenzialmente dal fatto che la normativa sanitaria
attualmente vigente fornisce risposte talora generiche e insoddisfacenti
alle necessità locali. E’ noto che l’attuale Normativa va verso una sempre
maggiore regionalizzazione e questo ha fatto sì che regioni anche
geograficamente vicine adottassero strategie differenti e con obiettivi non
univoci, talora addirittura contrastanti tra di loro, ma purtroppo spesso
accomunati dall’essere rispondenti a criteri di tipo prevalentemente
economico e non assistenziale e ancora meno di qualità e/o efficienza.
In alcune regioni le strutture cardiologiche a minore complessità,
soprattutto quelle prive di letti di degenza intensiva e/o post-intensiva,
collocate in ospedali di rete, sono state inglobate nel contesto di
Dipartimenti a varia caratterizzazione (medici, di emergenza-urgenza,
riabilitativi) con una progressiva perdita della specificità cardiologia ed
una sempre maggiore difficoltà di connessione con le strutture cardiologiche
di riferimento.
La connessione tra U.O. di Cardiologia di differente complessità è resa più
difficile anche dal fatto che nell’ambito delle strutture ospedaliere più
grandi, il cardiologo tende spesso ad isolarsi sul piano culturale per
effetto delle superspecializzazioni, queste ultime determinate dallo
sviluppo sempre più rapido delle conoscenze in settori cardiologici
diversificati: il pericolo di una tale evoluzione professionale è
rappresentato dalla frammentazione delle competenze (per cui l’ammalato non
viene più gestito nella sua globalità) e dalla spinta all’individualismo, o
personale o di settore di interesse.
Questo tipo di “isolamento”, purtroppo sempre più diffuso nella realtà
cardiologica comporta il rischio della mancanza di comunicazione tra
Cardiologi che operano all’interno della stessa struttura o in strutture
geograficamente vicine e ancor più tra cardiologi ospedalieri e Medici di
Medicina Generale, che pure sono i depositari della storia clinica globale
del paziente, di cui conoscono bisogni, realtà familiare e sociale.
E’ evidente che una Sanità così organizzata non è in grado di soddisfare le
necessità né degli operatori, né dell’utenza. Bisogna pertanto formulare
nuovi modelli organizzativi che consentano ad un tempo di recuperare il
ruolo essenziale del Medico di Medicina Generale, di migliorare i rapporti
Territorio-Ospedale, di favorire la comunicazione professionale, di
garantire il ruolo delle piccole e medie Cardiologie degli Ospedali di rete,
di assicurare al paziente la continuità assistenziale con accesso facilitato
alle strutture di III livello sia per il paziente utente sia per gli
operatori del settore. In altri termini bisogna ideare un modello
organizzativo che abbia come obiettivi la “centralità” del paziente e la
continuità assistenziale e non più la “centralità “ della prestazione.
Un siffatto modello potrebbe essere realizzato attraverso la costituzione di
un Dipartimento Cardiologico interaziendale, che di per sé è espressione di
una sanità capace di superare, sul piano organizzativo, i confini della
singola specializzazione per avviare un dialogo costruttivo tra figure
professionali che si trovano a dover gestire le medesime problematiche
sanitarie. Il Dipartimento Cardiologico Regionale offrirebbe inoltre il
vantaggio di rispondere efficacemente ai bisogni di un determinato bacino di
utenza, bisogni che ovviamente possono essere profondamente diversi da
regione a regione a seconda della realtà geografica, sociale ed economica,
sempre che vengano correttamente identificati in ciascuna sede obiettivi
concreti, aggreganti, praticabili, ma soprattutto condivisi.
Abbiamo detto in precedenza che un siffatto modello organizzativo dovrebbe
porre come priorità assoluta la centralità del paziente: questo presuppone
la ricerca e la realizzazione di collegamenti organizzativi e percorsi
assistenziali che senza soluzione alcuna di continuità, conducano il
paziente dal primo approccio con il medico di famiglia alle strutture
cardiologiche di differente specificità e complessità e, una volta risolto
il problema, lo riconsegnino al curante. E’ indispensabile dare al paziente
la certezza che i medici che gestiscono la sua salute, pur prestando
servizio in strutture differenti, operano in piena sintonia: tutto ciò è
realizzabile se si supera la sterile competizione e si riconosce il ruolo
vincente della collaborazione.
Sul piano strettamente operativo come si può giungere alla realizzazione di
un Dipartimento Cardiologico regionale? E’ evidente che il Dipartimento non
può nascere a livello istituzionale: una soluzione di questo tipo sarebbe
inevitabilmente vissuta come imposizione.
L’attuazione di un nuovo modello organizzativo deve invece essere la
risposta logica e consequenziale ad un processo culturale di confronto e di
collaborazione che abbia coinvolto di volta in volta tutti gli attori della
Sanità Regionale. E’ necessario migliorare la comunicazione professionale
attraverso l’utilizzo di un linguaggio comune: in altri termini la scelta di
una determinata strategia diagnostico-terapeutica deve essere condivisa e
ciò è possibile solo se la scelta è stata fatta sulla scorta di dati
obiettivi ed inoppugnabili e non sulla base di opinioni personali non
suffragate da studi multicentrici o dalla letteratura internazionale. La
condivisione è possibile solo se si opera in maniera conforme a quanto
stabilito dalle Linee Guida nazionali e internazionali per le differenti
patologie. Ricordiamo brevemente per i non addetti ai lavori che le Linee
Guida sono “Raccomandazioni di comportamento clinico volte a indirizzare le
scelte dei medici e dei pazienti verso le metodologie assistenziali più
appropriate a seconda della specifica condizione clinica considerata”.
Ovviamente esplicitare delle raccomandazioni non è sufficiente, è invece
necessario operare la loro implementazione, processo inteso come capacità di
diffusione organizzata di conoscenze e come capacità di modificare i
comportamenti degli operatori.
La semplice trasmissione di informazioni scientifiche corrette non consente
da sola di modificare un atteggiamento professionale inappropriato: bisogna
quindi prevedere incontri, dibattiti e confronti tra le diverse figure
professionali coinvolte nella gestione dei medesimi problemi.
Una volta raggiunta la condivisione di una determinata strategia
diagnostico-terapeutica è possibile passare alla fase operativa con la
formulazione di protocolli operativi regionali.
Una tale metodologia può essere ad esempio applicata nella gestione delle
sindromi coronariche acute: in primo luogo vanno formulate, sulla scorta dei
dati della letteratura, Linee Guida regionali in cui venga esplicitato,
sulla base della nostra realtà geografica, sociale e sanitaria, quali
pazienti e secondo quali modalità possono ricevere PTCA primaria o Rescue.
Una volta raggiunta la condivisione sul piano culturale si può delineare un
percorso operativo che, partendo dalla fase extra ospedaliera, attraverso il
cosiddetto “trasporto protetto” (ovvero un sistema di trasporto che sia in
grado di fronteggiare tanto l’arresto cardiaco quanto il ritardo evitabile)
conduca l’ammalato dalle UTIC periferiche ai Centri di riferimento di III
livello utilizzando un protocollo assistenziale univoco, specifico, ma
soprattutto condiviso.
Ovviamente queste progettualità devono essere negoziate a livello
istituzionale poiché comportano l’impiego di risorse umane ed economiche.
La nostra regione, data la modesta estensione in senso geografico e il
numero contenuto di U.O. di Cardiologia, si presta alla costituzione di un
dipartimento Cardiologico Regionale in quanto sarebbe possibile risolvere
anche il problema di una orografia non proprio felice.
Da qualche anno è nata una iniziativa aggregativa nota come “Nucleo di
coordinamento regionale per la Cardiologia e Cardiochirurgia” che in passato
ha prodotto delle Linee guida regionali per le procedure invasive ed un
secondo manuale di Linee guida cardiologiche per i medici di medicina
generale.
Tale nucleo è costituito da rappresentanti dei medici di medicina generale,
da rappresentanti dei cardiologi ospedalieri nominati dai rispettivi
Direttori Generali e dal primario dell’unica cardiochirurgia della regione e
si propone di ideare, in collaborazione di volta in volta con i Direttori
delle differenti unità operative e degli esperti del settore, nuovi modelli
organizzativi da sottoporre all’attenzione degli organi istituzionali
(Direttori generali e Assessorato alla Sanità).
Nel momento in cui le progettualità passeranno dalla fase culturale a quella
operativo-istituzionale potremo a ragione affermare che prende vita il
Dipartimento Cardiologico Regionale.
Dott.ssa Lucia Palumbo
Delegato Regionale ANMCO-Basilicata