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Archivio domande - Scompenso cardiaco (1)


Pacemaker e ablazione del nodo senoatriale

Salve, mia madre ha 83 anni soffre di aritmia, fibrillazione atriale ed è stata ricoverata l'anno scorso per scompenso cardiaco., l'ultimo esame dava una FE del 30% Due giorni fa le è stato impiantato un pacemaker biventricolare ma per complicanze dovute alla conformazione coronarica particolare di mia madre, l'intervento è durato quattro ore e allora hanno rinunciato a procedere con la seconda parte cioè l'ablazione del nodo seno atriale. Ora mia madre è a casa,dimessa dopo 24 ore per mancanza di posto letto, e lamenta oltre ai normali dolori al braccio dei rigurgiti abbastanza frequenti (forse dovuti ai farmaci?). Volevo chiedere se il fatto di non avere completato entrambe le fasi dell'operazione ha reso inutile l'impianto effettuato e più in generale se a vostro giudizio la speranza di vita di mia mamma è aumentata o no, considerato che difficilmente si sottoporrà a un nuovo intervento. Grazie

Risposta

Gent.mo, l'efficacia del pace-maker biventricolare dipende, tra altri parametri, anche dalla percentuale di stimolazione (più è alta la percentuale di stimolazione del pace-maker maggiori sono le probabilità di una risposta positiva) a prescindere dalla eventuale ablazione o meno del nodo atrio-ventricolare (tenendo conto che l'ablazione del nodo aveva verosimilmente proprio l'obiettivo di aumentare la percentuale di stimolazione). Il parametro da considerare quindi è questo e può essere dedotto in occasione del controllo tecnico del pace-maker. Cordiali saluti