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Attacco cardiaco

Attacco cardiaco

Ogni anno circa 160.000 italiani sono colpiti da attacco cardiaco; 40.000 di loro non sopravvivono, e di questi più della metà muoiono in modo improvviso, prima di poter raggiungere un ospedale, specialmente nelle prime due ore. Sebbene l'attacco cardiaco sia un evento pericoloso, se si conoscono i segni d'allarme dell'attacco, cosa fare e come farlo quando si presentano, è possibile salvare una vita magari anche la propria.

Che cosa avviene?

Al momento di un attacco cardiaco si forma un coagulo (detto trombo) in una arteria del cuore che blocca il flusso di sangue nell'area del cuore sottostante. Il muscolo cardiaco coinvolto comincia a morire: è ciò che tecnicamente si chiama "infarto miocardico". Più tempo passa senza cure e maggiore è il danno. La parte del cuore che muore durante un attacco cardiaco non potrà riformarsi o essere riparata. Fortunatamente esistono farmaci che possono sciogliere il coagulo/trombo e procedure per riaprire l'arteria occlusa, come l'angioplastica (PTCA), che possono bloccare l'attacco cardiaco nel suo evolvere. Questi trattamenti tuttavia possono impedire o limitare il danno al cuore se sono utilizzati presto dopo la comparsa dei segni di attacco cardiaco. Più presto vengono iniziati e maggiore sarà il beneficio ottenuto, e maggiori anche le probabilità di una completa guarigione. Va sottolineato infatti che questi trattamenti mostrano la loro massima efficacia se realizzati entro la prima ora dall'inizio dei segni di attacco cardiaco. Il beneficio legato alla riapertura dell'arteria occlusa diminuisce ogni ora che passa dall'inizio dei segni all'inizio del trattamento.

Chi è a rischio

L'attacco cardiaco è ancora oggi il "killer" numero uno in Italia sia per i maschi che per le femmine. Nel maschio il rischio di attacco cardiaco aumenta significativamente dopo i 45 anni. Nella femmina l'attacco è più frequente negli anni successivi alla menopausa, e comunque di solito dopo i 50 anni. Tuttavia anche maschi e femmine più giovani possono andare incontro ad attacco cardiaco. Oltre all'età i fattori che aumentano il rischio di attacco cardiaco sono:
- avere già avuto un attacco cardiaco o aver subito una procedura per ricanalizzare le arterie del cuore (coronarie);
- una storia familiare di malattia coronaria precoce: avere cioè il padre o un fratello che ha sviluppato la malattia prima dei 55 anni, oppure avere la madre o una sorella che ha sviluppato la malattia prima dei 65 anni;
- diabete mellito;
- colesterolo nel sangue elevato;
- pressione arteriosa alta;
- fumare;
- essere sovrappeso o obesi;
- essere sedentari;

Se si hanno uno o più di questi fattori, è opportuno rivolgersi al proprio medico per stabilire come fare per ridurre il rischio di avere un attacco cardiaco.

Conoscere i segni dell'attacco cardiaco

Molti pensano che un attacco cardiaco sia improvviso e drammatico, come viene solitamente rappresentato nei film, con una persona che ha una stretta dolorosa al petto e subito dopo cade inanimata. La verità è diversa: in molti casi l'attacco cardiaco esordisce con un senso di oppressione/disagio al centro del petto (torace). Qualcuno che avverte questo allarme può non rendersi subito conto di cosa sta accadendo. L'oppressione e altri segni possono anche andare e venire. Persino chi ha già avuto un attacco cardiaco può non riconoscere la situazione perché i segni non sono proprio gli stessi. Nel riquadro sotto sono descritti i segni di allarme di un attacco cardiaco. É importante conoscerli, ma anche ricordare che pur se non si è certi che sia un attacco cardiaco è sicuramente opportuno verificare prontamente la situazione.

Chiamare il 118

Il tempo è tutto. Chi avverte i segni di allarme di attacco cardiaco spesso tende a negare che la situazione sia seria e sceglie di aspettare e stare a vedere. Va sottolineato ancora che il tempo è molto importante, e quindi chiunque abbia questi segni di allarme necessita di una valutazione medica e nel caso di un trattamento tempestivo. Non si deve aspettare più di alcuni minuti - 5 minuti al massimo - prima di chiamare il 118. Sarà la centrale operativa del sistema di emergenza medica a valutare la situazione e a prendere la decisione più opportuna. Se necessario verrà inviata un'ambulanza che provvederà a trasportare la persona colpita da attacco cardiaco in ospedale il più rapidamente possibile.
Vi sono altri benefici legati all'intervento del 118 che vanno conosciuti:
- il personale dell'ambulanza può avviare immediatamente, anche prima di arrivare in ospedale, il trattamento opportuno;
- può accadere che il cuore cessi di battere (arresto cardiaco) durante un attacco cardiaco: il personale dell'ambulanza è addestrato ed ha i mezzi per intervenire e far ritornare a battere il cuore;
- chi arriva mediante ambulanza tende a ricevere un trattamento più rapido all'arrivo al pronto soccorso dell'ospedale.

Nota: se per qualche ragione è impossibile far intervenire il 118 è bene trasportare la persona colpita da attacco cardiaco in ospedale. Non deve essere la vittima stessa a guidare a meno che non vi sia assolutamente altra scelta.

é importante non ritardare

Il modo migliore per capire se i segni sono o no dovuti ad attacco cardiaco è quello di una tempestiva valutazione al pronto soccorso ospedaliero. In un attacco cardiaco ogni minuto che passa causa la morte/necrosi di parte del muscolo cardiaco. É possibile salvare una vita, magari la vostra, chiamando tempestivamente il 118: infatti l'intervento appropriato è facilitato se la vittima di attacco cardiaco giunge in ospedale senza ritardo. Non importa se alla fine risulterà essere un falso allarme.

Avere un piano

É utile avere un piano per cosa fare e come farlo in caso di attacco cardiaco. É importante:
- conoscere i segni di allarme di attacco cardiaco;
- definire con il proprio medico il rischio personale di attacco cardiaco e cosa fare per renderlo minimo;
- stabilire d'accordo con il proprio medico, i familiari, gli amici, i compagni di lavoro cosa va fatto in caso di comparsa di segni di allarme.

Dott.ssa Laura Valagussa